Collaborazione: In tasca la paura di volare di Lorenzo Foltran.

Buongiorno a tutti lettori, mancano pocchissimi giorni a natale! Come vanno i preparativi? I miei benissimo, ho completato i regali e non vedo l’ora di aprire quelli ricevuti. In questi giorni il libro che mi ha tenuto compagnia è stato “In tasca la paura di volare” di Lorenzo Foltran, che ringrazio per avermi inviato.

Titolo: In tasca la paura di volare.

Autore: Lorenzo Foltran.

Data di pubblicazione: 2018.

Genere: Poesie.

Trama: In tasca la paura di volare è una raccolta di 67 poesie divise in tre sezioni: Donne sparse, I lampioni e nessun altro e In tasca la paura di volare. Nella prima sezione, composta essenzialmente da liriche amorose, il senhal, elemento classico della poesia d’amorefin dai provenzali, perde il suo ruolo di richiamo all’unicitĂ  della donna e cambia, si maschera sotto altre forme. Ne derivano le immagini del teatro e dell’affabulazione (le prime poesie, Margherita e “Filo d’erba” rimandano al prato del Decameron dove i giovani fiorentini scampati alla malattia “cominciarono di novellare sopra la materia”). La figura della donna è quella dell’attrice (Dietro le quinte) che assume ruoli e caratteristiche diversi in base al personaggio da interpretare (si veda l’ammiccante ambiguitĂ  dell’indeterminato nel titolo You and me). La prima sezione è, quindi, finzione, manierismo e per tale motivo propone testi anche banali come “Quando la guardo, tutto” che utilizzano le forme piĂš stereotipate del linguaggio della lirica d’amore. La sezione si conclude con la presa di coscienza della distanza incolmabile tra la io lirico e tu, tra chi guarda e chi è guardato. I testi poetici diventano reperti consacrati a un’istanza museale. La lirica d’amore, intesa come dialogo io-tu, binomio poeta-musa, è considerata come Storia che deve essere musealizzata. Nella seconda sezione, al fallimento del rapporto io-tu (Peccato che non ci siamo incontrati oggi…Eravamo cosĂŹ vicini…) ne consegue quello della poesia tout-court (“Non c’è piĂš posto per la poesia”). Il poeta è costretto a uscire dal museo, dal teatro, dalla biblioteca (“Senza l’amore di lontano”) in cui si rifugiava, a confrontarsi con la ripetitivitĂ  e l’apparente facilitĂ  di vicende terrene che sconfinano spesso nella dimensione usuale e mondana (rappresentate, per esempio, dalle rime in -are e dal lessico quotidiano in Sabato sera) e a tornare a casa (I lampioni e nessun altro) prendendo atto che tutto ciò che ha scritto/vissuto è stato pura illusione. Alla staticitĂ  della prima sezione si oppone il dinamismo della terza, segnata dal viaggio, dalla migrazione, dalla mescolanza linguistica, dal lavoro. L’io poetico in fuga dalla finzione di Donne sparse e dalla realtĂ  evocata in I lampioni e nessun altro, si trova disorbitato tra lo slancio spaziale verso il futuro (“Immensa consapevolezza”) e la gravitĂ  temporale che lo riporta verso il passato (“Bevendo un infuso dei tuoi profumi”). La raccolta si conclude con le stazioni di un pellegrinaggio (Boulogne – Varenne, Brest, Le Barcarès – Saint Laurent de la Salanque, Saint-Cloud) e dalle riflessioni che le accompagnano.

Recensione: Questa raccolta di poesie mi è piaciuta molto, leggo molto questo genere. Mi ha fatto riflettere su temi a cui avevo dato poco attenzione in precedenza, invece adesso mi interessano.

È molto scorrevole e ben scritto, i luoghi descritti, cosÏ come i momenti, mi hanno coinvolta molto, anche dal punto di vista sentimentale è abbastanza coinvolgente.

Premetto col dirvi che comunque non è una raccolta facile da capire, dipende dalla poesia ovviamente.

Te che m’hai strappato da pagine

dov’ero finito per sbaglio,

senza indice nĂŠ esergo,

un testo finto, deciso, giĂ  scritto,

ringrazio per avermi dato albergo

nella vita che non si scrive.

Chiuso il libro, scorto la copertina,

scuoto per trarne il segno. Dissento.

La palpebra si libra e resto muto”

Alcune poesie sono scritte con un linguaggio appropiato, ma troppo impegnativo, ma comunque molto belle e che consiglio di leggere. Mi sono immedesimata nel lettore, ho provato ciò che lui ha provato, le sofferenze e le delusioni comprese.

“Qualcuno che nella voce di un altrocuoce al sole solo illusionidi giorni senza metanel parco, dove ai ramisi intrecciavano le mani.Curvo, il groviglio scioltoe serrato sul dorsosigilla la cortecciatesa a un vento da conchiglia.La voce è un’altra, la terra la stessa.”

Lo consiglio a chiunque, per me è stata una piacevole scoperta, un poeta deve far provare qualcosa al lettore e lui con me ci è riuscito completamente.

Voto:🌟🌟🌟/5.

Biografia: Nel 2011, ho conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’UniversitĂ  Roma Tre con la tesi La Musa e il Poeta: la relazione io-tu nella lirica amorosa tra origini e contemporaneitĂ . Successivamente, mi sono diplomato in management dei beni e delle attivitĂ  culturali dopo aver seguito un master di secondo livello tra l’UniversitĂ  Ca’ Foscari di Venezia e l’École SupĂŠrieure de Commerce de Paris. Ho lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma, e la FĂŞte de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiedo. Mie poesie sono comparse sulle riviste letterarie Poetarum SilvaLa presenza di EratoMargutteYawpLocomotivEllin SelaeLahar MagazineNiederngasseMĂŠninge (in traduzione francese), sul quotidiano La Repubblica e sulla rivista specializzata Deeplay.it. Nel 2019, ho vinto il Concorso Nazionale Sinestetica per poesia inedita e ho partecipato alla manifestazione Polisemie – Festival di poesia iper-contemporanea.

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